venerdì 18 febbraio 2011

FALLINGICE - MEATSUIT




(2010) UK Division Records


http://www.myspace.com/fallingice







Tracklist:
1. Unclear
2. Another Day
3. Inner Confusion
4. Soap Bubble
5. Breathing Machine
6. Hands In Chains
7. Desired
8. Teenage Boy
9. Memories
10. Too Bored To Die
11. My Cold Heart



Ci sono alcune (rare) occasioni in cui gruppi italiani emergenti riescono a non farti mancare troppo la musica di quelle band nate anni fa oltreoceano (mai stati a Seattle?), quando il rock era diventato il modo più efficace per sintetizzare la complessità delle nostre esistenze, dai pensieri più banali e stupidi agli attacchi di rabbia più incontrollabili. I Fallingice ci offrono con Meatsuit una di queste rare occasioni.

Per ognuno degli undici pezzi di questo lavoro d'esordio possiamo fare l’esercizio di trovare tracce delle sonorità dei nostri cari Nirvana, degli Alice in Chains ma anche dei Creed e degli Alter Bridge (perfino dei Litfiba!), se volessimo non limitarci alle sole influenze grunge così evidenti nel sound di questo lavoro.

A dire il vero, però, sarebbe tempo sprecato perché i 46 minuti di Meatsuit possono essere meglio impiegati nell’ascolto rilassato di un album coinvolgente, ben fatto, ben suonato, che sicuramente ti riporta alla mente tanti ricordi e tante delle band che hai amato, ma che ha certamente una sua impronta di originalità.

Ci piace l’insieme compatto e coerente di voce arrabbiata, riff di chitarra solidi ma anche virtuosi, la costanza della batteria che sembra senza sosta, come è bene che sia in un buon lavoro rock. L’inizio è efficace conUnclear e Another Day che marcano subito il ritmo dell’album, destinato a crescere con Soap bubble,Breathing Machine e Hands in Chains. Da segnalare anche Desired e Memories che, pur rallentando leggermente, comunicano un’altalena di forza e pacatezza. Interessante la chiusura con My cold heart che porta tutti i fili del lavoro insieme ed è, forse, il pezzo più bello tra tutti.

Meatsuit arriva come album di esordio di una formazione che di esperienza alle spalle ne ha – e si sente. Non serve stare a classificare il genere, a rintracciare le influenze e neanche fissarsi sul decifrare se e come eventuali stonature siano volute citazioni à-la-Cobain o meno. Meatsuit porta insieme suoni e vocalità che ci erano mancate.

Il trio c’è, è buono, è rock e non ha bisogno di niente di più delle tre chiavi del rock: buona voce, buona chitarra, buon ritmo. In un’epoca dove il commerciale impera e la buona musica è merce sempre più rara, fa piacere incontrare un sound arrabbiato e ben suonato.

Eventuali imprecisioni che gli ascoltatori più puntigliosi ed esperti potrebbero trovare si perdono, a nostro avviso, nel contesto di un disco che ci fa piacere sapere essere italiano. Auguriamo ai Fallingice una brillante carriera e nuovi lavori che speriamo crescano lungo la scia di Meatsuit, genuinamente rock.


original post @: http://www.hatetv.it/articoli_detail.php?ID=1688

venerdì 11 febbraio 2011

PENNYWISE + THE REAL McKENZIES @ Estragon (BO)













A Bologna arrivano i Pennywise in versione brand new con il cantante Zoli Téglás, arrivato nel 2009 dagli Ignite e che ancora non mi è capitato di vedere live con Fletcher e compagnia bella. Niente di nuovo sotto il sole della California dal 2008. I Pennywise ci hanno regalato un disco ogni due anni negli ultimi 20 anni, ci eravamo abituati bene, ma si sa che ultimamente il clima non è stato dei più sereni e che c’era qualche piccolo “aggiustamento” da fare. In attesa del nuovo lavoro, non dispiace affatto assistere al loro show bolognese né di sapere che, al loro fianco, ci saranno The Real McKenzies, che ormai vengono spesso in Italia e, detto tra noi, speriamo che ritornino presto. Fuori c’è gente che al botteghino chiede se i Real McKenzies verranno davvero, come se non si fidasse.
In effetti, Pennywise e The Real McKenzies sono dei veterani e non solo musicalmente: le loro lunghe carriere sono costellate da episodi incredibilmente e riottosamente divertenti, potrebbero anche decidere all’ultimo di non suonare o non presentarsi affatto. Ma se tirassero pacco stasera sarebbe un peccato: tutti hanno un sacco di aspettative per entrambi i gruppi.

Cominciano i canadesi, con i loro kilt e le loro voci all’unisono, subito sostenute dalla cornamusa travolgente di Gord Taylor e dal ritmo scottish (ad alto tasso alcolemico) dell’intero gruppo. Paul McKenzie, capobanda, trascina senza sosta tutti quanti. Loro inneggiano al bere fiumi di whiskey, poi facciamo tutti insieme la conta di quanti bastardi ci sono stasera prima di cantare Bastards. Regalano uno show che scalda per bene, in modo da essere davvero pronti per i Pennywise.
Io, di natura, sono una scettica e non credo che il cambiamento sia sempre positivo, soprattutto se si cambia setting dopo uno scazzo gigantesco.

I Pennywise mi hanno fatta ricredere, erano e rimangono una potenza. Sembrano rinati e non hanno paura di confrontarsi con il passato e Zoli è una potenza. Partono da Fight Till You Die e, vi dico, sono un vero e proprio tornado. Passano a Every Single Day, My Own Country, Can’t Believe It (e qua si salta un sacco!) e via in un turbinio di pezzi che comprendono anche Fuck Authority (grazie!) e una entusiasmante versione di Stand by Me (che a noi ragazze piace sempre tanto). Suonano 17 pezzi in fila uno all’altro con una forza che temevo potesse essere diminuita a causa del cambio del frontman ma, evidentemente, dalle peggiori incazzature viene fuori una gran energia.

Encore prima con Pennywise e poi, prendendo sul palco mezzo Estragon e anche tutti i The Real McKenzies, con Bro Hymn. E’ un delirio di divertimento. Una gran serata.
C’è da dire che Pennywise piacciono sempre anche per la loro immutata schiettezza nel commentare le infamie di questo mondo (e allora nessuno si dimentichi quello che succede in Egitto o in Afghanistan, anche se si salta e si suda) e di creare consapevolezza. E allora tutti a firmare per Sea Sheperd, al banchetto in fondo alla sala, perché è più che importante. Insomma, a Febbraio 2011 ritroviamo dei Pennywise più grandi (in età ma anche in volume della muscolatura), ancora più potenti di prima e ben accompagnati dalle lande canadesi.
Una serata così, giuro, non la passavo da un pezzo.


See original post @ http://www.hatetv.it/articoli_detail.php?ID=1715


Pictures by Enrico Dal Boni http://www.hatetv.it/photobook/photobook_detail.php?ID=649