martedì 10 maggio 2011

RHYME – Fi(r)st

Tracklist:

1. TV Liars
; 2. Rise Again
; 3. Under Torture
; 4. Lovers; 5. Step Aside
; 6. The Pleasure Game
; 7. Hiding From The Dark
; 8. Keep On Foolin'
; 9. Emotions
; 10. Feed My Anger
; 11. Your Scars



Nel mare magnum della produzione musicale contemporanea esiste, vale la pena di ricordarlo, del vero talento. Niente a che fare con quello propagandato in TV ed i Rhyme questo lo sanno bene perché hanno deciso di aprire il loro album di esordio con un pezzo che definisce “bugiardi” talent-show e “talentuosi” partecipanti. Lombardi, quattro veri musicisti, usciti di recente con il loro primo lavoro Fi(r)st, i Rhyme difficilmente possono essere consideratiì una band emergente.
Fi(r)st non ha il sound di un esordio ma di un lavoro solido, pensato, maturo. La forza con cui colpisce è proprio quella di un pugno ben assestato (il gioco di parole tra primo –first- e pugno –fist-), dato con rabbia ma, anche, con estrema consapevolezza. Chi ama l’hard rock ed è in astinenza da buoni lavori ormai da qualche tempo, deve avere questo album: undici tracce che tolgono la sete di buona musica, caricano a dovere e, in certi punti, sono perfino sensuali come lo sapevano essere i grandi pezzi made in USA di qualche tempo fa.

Fin dall’apertura con TV Liars, ti rendi conto che stai ascoltando un buon rock e un po’ temi che la seconda o la terza traccia già ti deludano… E invece no! Fi(r)st è bello tutto, dall’inizio alla fine. Rise Again, Lovers, Hiding from the dark sono tutti pezzi eccellenti – ma è difficile dire che gli altri siano da meno. Pleasure Game è, lasciatemelo dire, la canzone che tutte noi “ragazze cattive” vorremmo che qualcuno componesse per noi.

Non solo Gabriele Gozzi è una delle voci più interessanti che si siano sentite negli ultimi tempi. La chitarra di Matteo Magni, il basso di Riccardo Canato e la batteria di Guido Montanarini sono essenziali, cruciali nel successo di questo lavoro che unisce in maniera esemplare voce e strumenti. Questi sono quattro rocker veri. Questo è davvero un disco da thumb up, come direbbero gli americani.

Ascoltandolo, si può pensare che i Rhyme non siano neanche italiani e invece lo sono e sono davvero bravi. Se vi sembra impossibile che in Italia si faccia del buon hard rock, non dovete preoccuparvi: probabilmente soffrite di sindrome da stress post-traumatico dovuta ai troppi talent show in circolazione e ai finti rockettari che li popolano.
Auguriamo ai Rhyme un grande successo, di fare tanti altri album come questo e di fare un tour che li porti da Nord a Sud un po’ più vicino ai fan dell’hard rock in astinenza e afflitti dalla sindrome di cui sopra. Ce n’è bisogno.

post originale@:http://www.hatetv.it/articoli_detail.php?ID=1764

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