venerdì 1 luglio 2011

RAVENSCRY - One Way Out



URL di riferimento: http://ravenscryband.com


(2011) Wormholedeath/Dreamcell 11

Tracklist:
1. Calliope
2. Elements Dance
3. Nobody
4. A Starless Night
5. Redemption I - Rainy
6. Redemption II - Reflection
7. Redemption III - Far Away
8. Embrace
9. Journey
10. Back To Hell
11.This Funny Dangerous Game
12. My Bitter Tale


Tengo One way out, recentissimo lavoro dei Ravenscry, tra le mani come un piccolo gioiello di opale nera, circondato da una sottile ma solidissima catena d’argento. Piccolo, perché forse i Ravenscry non hanno ancora l’eco di band più celebri (c’è chi li ha paragonati agli Evanescence, ai Lacuna Coil o anche ai Within Temptation); ma prezioso, credetemi. Prezioso, perché è un album che si ascolta tutto d’un fiato e anche più volte di fila ma, soprattutto, perché riporta ad uno splendore un po’ perso in Italia il connubio tra la chitarra dura e la voce melodica femminile senza sfondare nel pacchiano, come spesso capita. Di questo gioiello, la voce di Giulia è perfezione e sofisticatezza allo stesso tempo, è la profondità del nero opale; mentre la linea musicale degli altri quattro membri sostiene e tiene insieme l’intera opera.

One way out è difficile da etichettare: è goth, è rock, è metal ed, in alcuni punti, elettronico ed industrial. Di sicuro è il gioco degli opposti: riff pesanti, ritmi sostenuti (basso e pedale della batteria sono penetranti a dir poco), voce melodica e potente. Questo è un gran bel lavoro ed è confezionato, letteralmente, in maniera più che professionale. Fulcro dell’intera opera è la suite Redemption, dialogo madre-figlia complicato e coinvolgente. Ripartita in tre momenti, la suite costituisce uno degli elementi più interessanti del lavoro: Rainyè struggente, delicatamente gelida e triste. E’ la madre. Reflection rappresenta la fase di mediazione tra le due donne e diventa epica in alcuni tratti. Far Away è il grido energico di libertà della figlia, riaccende il ritmo diOne way out dopo la successione malinconica delle due fasi precedenti.

Precedono la suite i brani Calliope, potentissima apertura nella quale il gruppo mostra immediatamente la dualità che lo struttura tra eleganza e forza, la splendida Nobody, con attacco elettronico e linea melodica impressionantemente efficaci e A Starless Night, anche questa con apertura elettronica ma, nel complesso, meno arrabbiata perché sta conducendo alla suite per la quale setta il tono generale.

Poi il disco prende un’energia nuova, leggermente differente da quella della prima parte. Embrace è coinvolgente e giocata sul contrappunto tra la “farfalla ferita” di Giulia e la potenza della linea musicale;Journey è più solare, ma sempre amara, decisa; Back to the hell inizia prepotentemente e prosegue sinuosa;This funny dangerous game propone echi quasi grunge nelle variazioni ritmiche e vocali; My bitter tale chiude in maniera eccellente il lavoro, con una punta in più di distorsione rispetto alle altre tracce.

Un ottimo lavoro musicale, una sperimentazione riuscita in maniera superba. Speriamo moltissimo in nuovi lavori come questo e, nel frattempo, ce lo riascoltiamo per l’ennesima volta.

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